The importance of slowing down

Our world, the one of the XXIth century, is a fast one and everything moves relentlessly in it: the key world is “speed” and the motto is “never stop”. New York is the city that never sleeps and lots of different metropolis and places follow this pattern: there is a never-ending movement of things, information, trades and people. The single person, with his or her peculiarity and characteristics, disappeared and it is impossible to distinguish a person on the street. The true protagonist of the modern society is the crowd, an indipendent entity, a vortex in which a single existence gets lost and vanishes.

In The condition of the working class in England Engels says that he is frightened of the high number of people in London, and writes:

“The restless and noisy activity of the crowded streets is highly distasteful, and it is surely abhorrent to human nature itself. Hundreds of thousands of men and women drawn from all the classes and ranks of society pack the streets of London. They rush past each other as if they had nothing in common. This narrow-minded egoism, is everywhere the fundamental principle of modern society. But nowhere is this selfish egoism so blatantly evident as in the frantic bustle of the great city”.

This quote from a 1844 work is true now more than ever, because the post-modern individuals do nothing more than run, rush, accomplish the million goals they had planned in their busy day. But, where do they all go? Where do we all go?

We can answer this question if we truly understand that the nature of our society has completely changed the human nature. The advanced industrial society requires incessant rhytms of the production of commodities, it demands a higher productivity in the shortest possible time. It also has its roots in efficiency, in technical skills and in getting rid of waste. Therefore, our life must be like this, must look like the production of commodities if we want to have a chance to survive in a world like this.

We are doomed, obliged to be productive and efficient, we have to eliminate all of that activities that slow us down and that are sources of waste of money and time. Our schedule must be always full and, at the end of the day, we should be happy of having completed so many tasks. All the distractions must be avoided, we have to rush because the world keeps going and it is always one step ahead of us. We are victims of a kind of stress an anxiety that is produced by the very system that we once created.

Having stated so, having said that we are deprived of our true nature, it becomes clear that to reappropriate of our humanity is an act of courage. It is necessary to learn to slow down. It doesn’t mean to take a day off or to go on a vacation. Slowing down means take our life to a sustainable pace, a pace stressed by true activities that make us happy; a completely different pace from the one of the industrial production.

Try to find the time to read a good book and have a cup of tea, walking in the nature, creating something by hand, having some quality time with our loved ones, reflecting: this is the real meaning of slowing down. Reappropriate of our humanity and trying to incorporate a trascendental dimension in our everyday life. It also include the discovery of loneliness. During a lecture in Paris, Herbert Marcuse said:

“Loneliness, the condition that gave strength to transcendent ideas and emotions, doesn’t exist anymore”.

It is almost impossible to stay alone: we are always surrounded by other people, or bombed by mass media (tv, news, internet, social network). We are connected on a global scale and, therefore, never alone.

Loneliness doesn’t imply escaping from everything and everyone, or giving up on the company of others, it means that we have to find a moment to listen to our own thoughts, in order to rediscover and appreciate ourselves and others.

 

L’importanza del saper rallentare

Quello del XXI secolo è un mondo frenetico, in cui tutto si muove incessantemente: la parola d’ordine è “velocità”, il motto è “non fermarsi”. New York è la città che non dorme mai e, come questa, tante altre metropoli e tanti altri posti sono pervasi da un movimento implacabile; movimento di cose, informazioni, traffici, persone. Per strada non ci sono individui, persone distinte e distinguibili, con le loro peculiarità e personalità, bensì la folla. E’ la folla la vera protagonista della società moderna, entità che sussiste di per sè e turbine in cui le esistenze individuali si perdono e si annullano.

Nell’opera dal titolo Situazione della classe operaia in Inghilterra, Engels espone il suo sgomento riguardo lo spaventoso numero di persone che si aggirava per Londra, e scrive:

“Già il brulichio delle strade ha qualcosa di spiacevole, qualcosa contro cui la natura umana si ribella. Queste centinaia di migliaia di persone si sorpassano in fretta, come se non avessero nulla in comune. L’indifferenza brutale, la chiusura insensibile di ciascuno nei propri interessi privati, appare tanto più ripugnante e offensiva quanto più alto è il numero degli individui addensati in breve spazio.”

Questa citazione da un’opera del 1845 sembra essere attuale ora più che mai, dal momento che gli individui post-moderni non fanno altro che correre, affrettarsi, adempiere ai mille e mille impegni fissati nelle loro giornate. Ma dove vanno tutti, anzi, dove andiamo?

Si può trovare la risposta a questa domanda se si comprende che la natura della nostra società ha plasmato e mutato inevitabilmente l’esistenza umana. La società industriale avanzata esige ritmi incessanti di produzione dei beni, richiede una produttività elevata nel minor tempo possibile e si basa sull’efficienza, la capacità tecnica e l’eliminazione degli sprechi (e la produzione di merci e spreco). E la vita dell’uomo deve essere così, deve assumere queste sembianze se vuole essere capace di sopravvivere in un mondo del genere.

Siamo così condannati ad essere produttivi, efficienti, ad eliminare le attività che ci rallentano e che sono considerate fonti di spreco di tempo e risorse; dobbiamo avere l’agenda piena e a fine giornata essere soddisfatti delle mille mansioni che abbiamo svolto a dovere. Non ci possiamo permettere distrazioni, perchè la concentrazione è tutto e dobbiamo “correre” se non vogliamo rischiare che tutto vada più veloce di noi. Siamo vittime di uno stress e di ansie che lo stesso sistema creato da noi ci impone.

In circostanze come queste, spogliati della nostra vera natura, essere in grado di riappropriarsi della propria umanità è un atto di coraggio. Bisogna saper imparare a rallentare. Rallentare non vuol dire prendersi un giorno di ferie o farsi una vacanza al mare. Rallentare significa portare la propria vita ad un ritmo sostenibile, scandito da attività vere e che ci fanno stare bene e non ad un ritmo dettato dalla produzione.

Trovare il tempo di leggere un buon libro davanti a una tazza di tè, passeggiare in mezzo alla natura, creare qualcosa con le proprie mani, trascorrere un tempo di qualità con le persone care, riflettere: questo vuol dire saper rallentare. Riappropriarsi della propria dimensione umana e saper riscoprire anche la solitudine. In una conferenza tenuta a Parigi, Marcuse disse:

“La solitudine, la condizione dalla quale attinsero la loro forza le idee e le emozioni trascendenti, è divenuta pressochè impossibile”.

E’ impossibile restare soli con i propri pensieri: se non siamo circondati da altre persone c’è la tv, il pc, lo smartphone: siamo connessi in modo globale, non siamo mai soli.

La solitudine non implica un allontanamento da tutto e tutti, non significa rinunciare alla compagnia degli altri, ma ritagliare dei momenti in cui ascoltare il suono dei propri pensieri, per riscoprire e apprezzare se stessi e gli altri.

 

Essere umani: la parte interna del cerchio

L’altra sera, mentre ero a letto impegnata a far nulla, ho trovato un gioco divertente su Google: si chiama The Higher Lower Game (non credo esisti una versione italiana ma potrei sbagliarmi). E’ un giochino estremamente semplice, consiste nello scegliere quale parola ha più ricerche mensili su Google scegliendo tra due immagini che il server presenta in modo casuale. Alcuni risultati mi hanno shockata. Ho scoperto che “Starbucks” aveva 6,120,000 visualizzazioni mensili nel 2015, “Ikea” ne aveva 30,400,000 e “Ryanair”, la compagnia aerea low-cost irlandese, aveva 20,400,000 visualizzazioni al mese! Mentre mi divertivo un mondo e cercavo di prendere sonno, ho notato che altre parole interessanti come “deforestazione”, “fame nel mondo” e “Green Peace”, non se la passavano altrettanto bene. Ecco qualche dato: solo 340,000 ricerche mensili per la fame nel mondo, 135,000 per deforestazione e 33,100 per Green Peace. Dunque, dato che praticamente qualsiasi cosa fa scattare in me la riflessione, mi sono chiesta: perchè? Fame, carestia, riscaldamento globale ecc sono problemi importanti e non li cerchiamo nemmeno su Google? Lo so: è solo uno stupido gioco online, nulla di cui preoccuparsi. Può darsi, ma dal momento che ci siamo noi dietro i monitor dei pc, questi risultati ci dicono cosa cattura la nostra attenzione e cosa leggiamo e guardiamo giornalmente sul web.

Ieri, dunque, sono passata da The Higher Lower Game al concetto di umanità (si lo so, non è normale…comunque). Qual è il vero significato del termine “umano”? Perchè siamo esseri umani e cosa significa essere parte di tutto questo?

In uno dei miei articoli precedenti, ho sostenuto che attualmente la moralità è un cerchio che si espande, il quale ingloba esseri umani, animali non umani, piante e persino il nostro pianeta. L’umanità è collocata nella parte interna del cerchio per una ragione: noi siamo quelli che possono fare la differenza, a causa del fatto che siamo in grado di pensare e che la natura ha dotato la nostra specie di un dono prezioso: la ragione. Questo non significa che la nostra specie sia superiore e che abbiamo il diritto di sperperare le risorse della Terra. Sto solo affermando che la complessa abilità di ragionamento che possediamo ci rende diversi dagli altri animali e che è possibile utilizzare queste capacità per fare del bene.

E’ necessario salvare il pianeta, fermare l’inquinamento e proteggere le altre creature, ma questo non è il primo passo. E’ impossibile realizzare tutto questo senza prima capire cosa ci rende umani e che cosa questo concetto implica.

Il colore della mia pelle mi rende un essere umano? Questo è da escludere, se affermassi ciò sarei razzista. Lo sono per il mio genere? Sono dunque umana perchè sono una donna? Non è possibile, mio padre e mio fratello sono uomini e sono piuttosto sicura che anche loro siano umani; se sostenessi il contrario sarei sessista. Sono convinta inoltre di appartenere al gruppo denominato “esseri umani” non perchè sono una ragazza mora, bassina, nata in Italia negli anni ’90, che porta gli occhiali e il cui colore preferito è il viola. Quello che sto cercando di spiegare è che non sono queste differenze a definirci: deve esserci qualcosa di intrinseco che è la cifra del nostro essere umani.

Dimentichiamo gli accidenti, ovvero tutto quello che non è primario e che è effimero (San Tommaso, parafrasando Aristotele, direbbe “ciò che esiste in ed è detto di qualcos’altro”): è necessario ricercare la sostanza, la vera essenza di quello di cui ci stiamo occupando in questa sede. Dunque, per me, è umano quell’essere vivente la cui caratteristica specifica (ciò che lo definisce) è il ragionamento complesso, che risulta più potente che negli animali non umani perchè, nel caso dell’uomo, si unisce al linguaggio articolato.

Ritengo che non esista nulla di più importante della ragione unita al linguaggio in grado di descriverci in quanto esseri umani; non c’è nulla di più generale e meno specifico di questo in grado di definire il concetto di umano. L’umanità è il termine generale utilizzato per indicare l’intera specie, la condizione umana o la nostra natura.

Per concludere, è importante dire che il punto focale di quest’affermazione è che una definizione del genere, se accettata e veramente fatta propria da tutti, porterebbe all’eliminazione di ogni forma di discriminazione, violenza o odio; il razzismo e il sessismo non esisterebbero più.

Being human: the inner circle

Last night I discovered a funny game on Google, while I was laying in my bed doing nothing: it’s called The Higher Lower Game. It is extremely simple though, because you have just to choose which word it’s more googled between the two pics the server randomly presents to you. Some results, however, really shocked me. I found out that “Starbucks” had 6,120,000 monthly views in 2015, “Ikea” had 30,400,000 and “Ryanair”, the Irish low-cost airline, had 20,400,000 monthly views! While I was having a blast and trying to get some sleep, I noticed that other interesting words, such as “deforestation”, “Green Peace” and “Hunger”, were not performing so well. Only 246,000 monthly research for hunger, 135,000 for deforestation and 33,100 for Green Peace. Since basically anything makes me think, I asked myself: why? Hunger, famine, global warming and so on are important issues and we don’t even google them? I know, I know: it’s just a silly online game and there is nothing to worry about. Maybe, but since we are the ones behind our screens, these outcomes tell us what captures our attention and what we read and watch on a daily basis.

So, yesterday I went from The Higher Lower game to the concept of humanity (yes, this is insane). What is the real meaning of the word “human”? Why are we human beings and what is like to be a part of this?

In one of my previous posts, I claimed that currently morality is an expanding circle which incorporates humans, animals, plants and even our entire planet. Humanity is placed in the inner part of this circle for a reason: we are the ones that can make a difference due to the fact that we are able to think and nature provided our species with a precious feature: reason. This doesn’t mean that our specie is superior and that we have the right to spoil the planet’s resources. I am just implying that the complex reasoning ability that we have, makes us different from the other animals and that it is possible to use these skills to do good.

It is necessary to save the planet, stop the pollution and protect all the other creatures, but this is not the first step. Firstly, we have to understant what makes us humans and what the concept implies.

Am I human because of the colour of my skin? That’s impossible, if I said this I would be racist. What about my gender? Am I human because I am a woman? No way, my father and my brother are men and I am pretty sure they are humans too, therefore it’s not like this, plus I am non sexist. I am also convinced that I belong to the group labelled “human beings” not because I am a small brunette who was born in Italy  in the 90s, who wears glasses and whose favourite colour is purple. What I’m trying to explain is that we are not defined by those differences and there must be something that is intrinsic and that defines the human nature.

Forget the accidents, everything that it’s not primary and that is ephemeral (Aristotle would say “what exists in and is said of another): it is necessary to look for the substance, the real essence of what we are examining. Therefore, to me, a human is a living being whose specific characteristic is the complex ability of reasoning, which is more powerful than the reason of the other animals (non-human animals), because it is linked to an articulate language.

As far as I am concerned, there is nothing more important than the reason and the language that could describe us as humans; there is nothing less specific and more general than this that can define the concept of human. Humanity is the general term used to indicate the entire specie, or the human condition or our nature.

To conclude, it’s worth saying that the most remarkable point of this statement is that a definition like this, if accepted and really embraced by everyone, could eliminate discrimination, violence and hate; no more sexism or racism.

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Luoghi

Alcuni luoghi ti cambiano perchè, in fondo, si finisce sempre esattamente dove si dovrebbe essere. La vita è un viaggio meraviglioso e ci da l’opportunità di esplorare così tanti posti, a prescindere da quali mezzi abbiamo a disposizione: dovremmo essere grati per questo. Voglio condividere con voi alcune foto dei posti più belli che ho visitato o in cui sono stata in generale. Questi occupano ora un posto speciale nel mio cuore; li trovo interessanti in quanto hanno quel “qualcosa” che suscita in me la riflessione. Quando un determinato posto è tranquillo, isolato, magari incontaminato e affascinante al punto da sovrastarti in qualche modo, sento una strana gioia che si diffonde dentro di me e permette alla mia immaginazione di correre veloce. Questo è ciò che chiamo “l’aura filosofica” di un luogo. So che mi avete capita al volo: tutti hanno almeno un posto speciale con questa caratteristica in cui rifugiarsi di tanto in tanto. Ecco la mia lista!

1 → Scogliere di Moher (Contea di Clare, Irlanda)

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Questo è in assoluto il posto più bello in cui sono stata in tutta la mia vita. Il suono delle onde che si infrangono contro la scogliera, i gabbiani e il vento che soffia rendono questo paesaggio semplicemente spettacolare! Ho riflettuto molto quando mi trovavo lì, su tante cose. Sicuramente un posto per filosofi, lo garantisco!

2→ Acropoli (Atene)

Acropoli

Bene…non ho parole per descriverlo, Atene è la culla della civiltà moderna, la madre patria della filosofia occidentale. Quando ero lì sù, ho lanciato uno sguardo alla moderna Atene al di sotto della collina e la differenza tra il passato e il presente mi ha colpita particolarmente. Un posto che vale la pena visitare!

3 → Stonehenge (Wiltshire, Inghilterra)

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Come nel caso dell’Acropoli, anche le gigantesche pietre di questo sito mi hanno fatto pensare al passato. Un altro fatto degno di nota è che, quando si cammina vicini al cerchio, il tempo quasi si ferma e non ci si rende conto del suo scorrere. Ho sentito questa sensazione incredibile ed è sicuramente uno dei motivi per cui questo luogo mi ha segnata molto.

4 → Capo Colonna (Calabria, Italia)

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Capo Colonna è un promontorio che si trova in Calabria, poco distante dal centro della città di Crotone. Qui era situato un tempio Greco in stile dorico e questo è ciò che vi rimane: un’unica e solitaria colonna che ci ricorda la gloria del tempo perduto, quando Crotone era la colonia principale della Magna Grecia. E’ la mia città natale e, ogniqualvolta torno a casa, non dimentico mai di recarmi in questo posto. Per me è un porto sicuro e non esiste un problema che questo luogo non può risolvere: basta guardare il mare e ascoltare il suono del vento.

Questo è tutto! Vivendo in Italia, ovviamente il quarto posto è quello più facilmente raggiungibile per me ma, appena ne ho l’occasione, cerco sempre di andare in vacanza in Irlanda o in Inghilterra e visiterei di nuovo la Grecia volentieri.

Fatemi sapere quali sono i vostri posti preferiti in un commento.

Places

There are some places that change you because, deep down, you always end up where you are supposed to be. Life is an amazing journey and it gives us the opportunity to explore so many places, no matter what our means are: we should be grateful for that. I want to share some photos of the most stunning places I’ve ever seen. These now have a special place in my heart; I find them interesting ‘cause they have that “something” that makes me think all the time. When a particular spot is quiet, isolated, maybe pure and overwhelmingly stunning, I feel a strange joy that spreads in my heart and this feature let my imagination run wild. This is what I call the “philosophical aura” of a place. I know you got this: everybody has at least one special place like this where to go from time to time. So here’s my list!

1 → Cliffs of Moher  (County Clare, Ireland)                    11800304_10206483437437511_8351537716385757708_n   

This is by far the most beautiful place I’ve ever seen or been in my entire life. The sound made by the waves that crush upon the rocks, the seagulls, the blowing wind make this landscape absolutely amazing! I thought a lot when I was out there, about everything! Really a place for philosophers I guarantee.

2 → Acropolis (Athens)

Acropoli

 Well …I do not have words, Athens is the cradle of civilization, the motherland of the Western philosophy. When I was up there, I glanced the modern Athens beneath the hill and the discrepance between past and present really upset me. A place worth visiting!

3 → Stonehenge (Wiltshire, England)

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Like the Acropolis, the gigantic stones of this site made me think about the past. Another fact worth noticing is that, when you walk near circle time almost stops and you don’t realize its passing. I felt this weird feeling and it is one of the reasons why Stonehenge is still in my heart.

4 → Capo Colonna (Calabria, Italy)

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Capo Colonna is a cape located in Calabria, near the city of Crotone. Here a Greek doric temple was located and now this is what remains: a solitary column that reminds us the former glory of a Greek colony in Calabria. Crotone is my home town and, every time I come back home I never miss the chance to visit this cape. This is a safe heven for me and there is nothing that this place can’t fix.

That’s it! Living in Italy the fourth place is easily attainable to me but if I have the chance I will absolutely come back to Greece, England or Ireland.

What about you? Let me know your favourite places in the world with a comment.

Libri che mi ispirano

Ho deciso di creare una nuova categoria nel mio blog e l’ho chiamata “Inspirations” (Ispirazioni). Raccoglierò in questa sezione tutto ciò che ho trovato o che trovo interessante quindi, fondamentalmente, quello che mi ispira giorno dopo giorno. Questa è una lista di libri che in qualche modo hanno cambiato la mia vita. Pubblicherò altri post che hanno come oggetto i libri, in modo tale da aggiungere tutto quello che mi viene in mente o tutto ciò che è nuovo al riguardo. Buona lettura!

Peter Singer → Liberazione Animale

Voltaire → Candido

Nietzsche → Umano, troppo umano

Franz Kafka → Racconti

Virginia Woolf → Il faro

John Milton → Il Paradiso perduto 

Quindi…per oggi è tutto! Credo che questa sia la Top 8 dei miei libri preferiti! Non vedo l’ora di aggiungere tantissimi altri libri nei prossimi post che pubblicherò. Non dimenticate di mettere mi piace se il post vi interessa, grazie per aver letto e iscrivetevi al mio blog!

Love,

Φ.