Per essere davvero efficace nella vita quotidiana e nella realtà, per produrre effettivamente delle conseguenze positive, la filosofia deve “diventare reale”, come amo dire. Ovviamente la riflessione critica e il pensiero che è filosofico sono reali, esistono e non ci sono dubbi al riguardo ma quando sono fine a sé stessi la loro esistenza è nella nostra mente e rimangono lì confinati  senza avere un ruolo effettivo nel mondo esterno. Il momento esatto in cui il pensiero e la realtà si incontrano e si fondono è nell’azione. L’atto è il mezzo attraverso il quale la riflessione filosofica produce le sue conseguenze nella realtà; l’atto è ciò che attualizza il pensiero filosofico, se così si può dire.

Inutile dire che, guardando la questione da questo punto di vista, la filosofia morale, e specialmente l’etica applicata e la bioetica, acquisiscono un’importanza considerevole rispetto alle altre branche della filosofia. Non che queste siano inutili ma sono piuttosto convinta del fatto che, nella nostra epoca postmoderna, metafisica, filosofia teoretica, epistemologia ecc, devono farsi strumento dell’etica pratica e devono fornirle i principi affinchè questa possa generare ragionamenti produttivi e reali.

Nel vari articoli che scriverò, tenterò di delineare delle questioni pratiche che ci riguardano da vicino e spiegare che la filosofia riesce efficacemente a occuparsene e a risolverle. È importante però, prima di tutto questo, stabilire chi sono i destinatari delle azioni o, in altri termini: a chi si rivolge l’azione che è morale?

Per lunghissimo tempo i filosofi hanno sostenuto che gli agenti morali e i soggetti cui le azioni morali si rivolgono sono soltanto gli esseri umani. Le cose stanno cambiando e la sfera della moralità si evolve con esse. Questa può essere paragonata ad un cerchio che si espande. Se prima comprendeva soltanto gli individui appartenenti alla specie Homo Sapiens, ora è arrivata a inglobare anche gli altri animali e persino gli ecosistemi e gli ambienti naturali, secondo uno schema di questo tipo:

Moralità: Homo sapiens -> animali non umani -> piante -> ecosistemi e ambienti -> intero pianeta terra.

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Vi potrà sembrare strano e sembrerà una cosa da non crederci ma è così: le nostre azioni producono conseguenze che non toccano soltanto gli altri membri della nostra specie, bensì l’intero pianeta comprensivo di tutte le sue specie animali e vegetali e dei suoi habitat. Dobbiamo allora riflettere attentamente e cercare di capire come agire in una prospettiva in cui ogni atto è il principio di una catena causale (morale) che investe così tanti esseri e tocca così tanti ambiti.

[Teoria del cerchio che si espande: di Peter Singer e sostenuta da altri autori che si occupano di bioetica come l’italiana Paola Cavalieri].

 

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One thought on “Il cerchio che si espande

  1. Hai ragione: filosofia e pratica devono essere in sinergia tra loro. Ovverosia, pensiero e azione devono unirsi per ottenere dei risultati non unicamente speculativi. Credo che l’impatto deleterio della nostra industria capitalista sull’equilibrio della natura, con i suoi effetti negativi tanto per l’ecosistema quanto per gli uomini stessi, la vita sempre piú meccanica e angusta di una societá piú simile ad un formicaio che ad una compagine di uomini liberi, abbia originato una nuova sensibilitá ecologica, rafforzato il sorgere di nuove forme di spiritualitá come il neopaganesimo cosí come l’innesto di diverse correnti religiose orientali, piú compatibili con le nuove esigenze di una societá globalizzata e delusa tanto dal cristianesimo quanto dal mito progressista che fa del denaro l’unico scopo della vita. Si è presa coscienza della portata globale delle nostre azioni economiche, politiche, consumistiche ecc. ed é un bene, perché abbiamo ora più che mai una pesante responsabilitá sul pianeta e dobbiamo trascendere i particolarismi e darci una nuova etica che tenga in conto della globalizzazione, dell’ecosistema e dei bisogni spirituali dell’umanitá. La filosofia in tal senso ha un ruolo ora piú importante che mai: puó liberarci da questo torpore meccanico che pervade la nostra vita e aprirci alla consapevolezza di quanto serve a noi e al mondo, il che alla fine é un tutt’uno.

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